Il riccio comune – storia di un adattamento anacronistico

Quante volte vi è capitato di percorrere il tragitto casa/lavoro o casa/supermercato o, ancora, casa/concerto di David Bowie e notare in mezzo alla strada il corpicino schiacciato di un animale investito? A me, soprattutto durante il tragitto casa/concerto di Bowie, capita molto spesso. Statisticamente, a meno che non viviate nel centro di Milano, oltre ai gatti guidano la classifica di questo tristissimo primato gli esemplari di riccio comune, detto anche Erinaceus europaeus.

Il riccio è un simpaticissimo animaletto che vive in boschi e campagne ed esce di notte per nutrirsi di un po’ tutto quello che trova, essendosi infatti adattato ad una dieta onnivora che comprende insetti, frutta, piccoli rettili e mammiferi. Va in letargo in inverno e, per questo motivo, si abbuffa il più possibile in estate, in modo da aumentare al massimo le proprie riserve di grasso. Grazie alla sua caratteristica “armatura di spine”, è in grado di difendersi dagli attacchi della maggior parte dei predatori, i quali dovranno farsi furbi per riuscire ad aprirlo quando il riccio si appallottola. Proprio l’adattamento ad appallottolarsi è un sintomo di quanto questo animale possa essere totalmente inerme a quei “nemici” contro cui gli aculei non servono: noi.
Ci sono animali che, alla vista dei fari di un’automobile, reagiscono scappando a folle velocità ed in modo più o meno furbo: le volpi, ad esempio, vengono raramente investite dalle macchine proprio perché riescono a valutare il pericolo in modo molto più efficiente; il gatto invece si fa prendere dal panico e, per quanto corra svelto, rischia di prendere la decisione sbagliata e correre nella stessa direzione dell’automobile.

Si tratta, come sempre, di strategie evolutive.
La strategia del riccio è antica e perfettamente adattata ad un mondo senza automobili. Al cambiare delle condizioni, tale strategia può non esser più vantaggiosa e questo concetto è alla base dell’evoluzione.
Gli animali più “plastici” adattativamente sono anche quelli che sono riusciti a conquistare l’intero globo, come i topi.
Il riccio è Renato Pozzetto ne “Il ragazzo di campagna” quando si trova a confrontarsi con una realtà che non fa per lui.

Per quanto le leggi siano restrittive riguardo il nostro approccio con questi animali (vietandone la caccia, lo spostamento e la detenzione), questo animale è probabilmente destinato a scomparire in maniera proporzionale all’aumento dell’urbanizzazione. Se vi capitasse, com’è capitato al sottoscritto, di incontrare un riccio in difficoltà, malato o in condizioni di rischio, solo allora potrete prenderlo e portarlo da un veterinario o presso un centro di recupero animali selvatici (il cui acronimo è C.R.A.S.) che se ne prenderà cura. In caso non vi fossero fattori di pericolo per l’animale, lasciatelo dov’è: quello è il suo territorio, quello che conosce a memoria e che percorre tutti i santi giorni.

Qui la scheda nerd del riccio comune:

Regno Animalia
Subphylum Vertebrata
Classe Mammalia
Famiglia Erinaceidae
Genere Erinaceus
Specie E. europaeus

Henry Ford, l’ideatore della catena di montaggio delle fabbriche di automobili, diceva così: “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.”

Sono sicuro che i ricci non siano totalmente d’accordo.

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