Gente in progresso

Una grande passione che mi porto dietro fin da quando sono bambino sono i paesini. Piccoli, abbandonati, cadenti, pieni di fantasmi e di anziani, i paesini sono sempre stati per me una specie di museo all’aperto dove poter comprendere davvero i racconti della mia bisnonna, una figura per me molto molto importante.
I suoi racconti parlavano di una vacca comprata come un enorme investimento per il futuro, della strada provinciale (che ora sembra la pista di Interlagos) ancora in terra battuta, dei fratelli uno partigiano e l’altro fascista che si davano la caccia sulle montagne. Non dico che fosse come una narrazione su Re Artù ed i cavalieri della Tavola Rotonda, ma poco ci manca.

Pensare che il fulcro della socialità in un paese come quello in cui sono cresciuto fosse il lavatoio, mentre ora sono costretto dagli eventi a spostamenti continui da qui alla città, crea una specie di stridio nella mia testa, come quando qualche calcolo non torna e non ti spieghi proprio il perché.
Com’è possibile che i nostri antenati siano sopravvissuti durante l’inverno mangiando solo polenta con contorno di polenta?
Come hanno fatto a sopportare la scocciatura di andare fino al lavatoio per lavarsi mensilmente le lenzuola con della cenere?
Anni luce, eppure…

Lontano dagli Apple Store, dagli Old Wild West, da qualsiasi forma di apericena, dal concetto del “cerchio in lega” e dall’internet (“puoi controllare SULL’internet se domani piove?” dicono i miei amici “giovanotti”) ci sono ancora luoghi che, per motivi che la maggior parte di noi faticherebbe a capire, meritano ancora di essere vissuti.

E’ il caso di Monteviasco, frazione di Curiglia, in provincia di Varese, un paesino nascosto tra le montagne sopra Luino.
I suoi 12 abitanti non sono raggiungibili dalla strada, bensì solamente tramite un vecchio sentiero che comprende 1442 gradini. Se i gradini fossero stati 12 e gli abitanti 1442 non avrei di che raccontare, giusto?

Con la strada inesistente (sentiero o funivia), scuole, ospedali, negozi e Apple Store lontani le persone di Monteviasco pagano un prezzo in quanto a comodità, si, ma in cambio ne guadagnano molto sotto l’aspetto della salute mentale.
Essere in grado schivare i continui ed implacabili stimoli dati dalla nostra società odierna permette di riflettere, osservare ed acquisire una saggezza che vivendo nel continuo e caotico movimento di Milano sarebbe un impossibile traguardo.

Diceva Battiato: “E tu che fai di sabato in questa città? Dove c’è gente che lavora per avere un mese all’anno di ferie. E poi nel bene, nel male, è una questione sociale. Coatti nella convivenza, affrontiamo il progresso coi nostri problemi di sesso.”

Io non sono migliore di nessuno, non amo la città ma riconosco ci voglia un certo coraggio per abbandonare tutto e trasferirsi in una delle tante Monteviasco che abbiamo in Italia. La tentazione ce l’ho da parecchio tempo, ma non è assolutamente detto che troverò le condizioni per un cambio così radicale di vita.
Potrei anche solo continuare a visitare paesini e paesini ed altri paesini non appena mi capiti l’occasione, cercando di scorgere i fantasmi di quei partigiani, delle donne al lavatoio e delle vacche che costavano come un’utilitaria.
Restare lontano anni luce dall’apericena mi riesce già facile.

Qui una galleria di foto tratta da www.gruppoamicimonteviasco.it

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