Inquinamento da specie aliene: yankee go home!

No, non sono un fan di Adam Kadmon, non credo alla presenza dei rettiliani nei punti di maggior potere della nostra società, sono assolutamente contrario all’idea che l’uomo sia nato da un’ibridazione tra qualche scimmia ed un alieno (eddai..).
Ieri ho seguito una conferenza interessante non tanto per l’argomento (che comunque interessante è), ma soprattutto per quanto riguarda l’approccio che le persone hanno con la natura e con le “riparazioni” che la scienza cerca di effettuare su di essa per risolvere i problemi da noi stessi creati.

Sciurus vulgaris – Wikipedia

La breve conferenza di ieri, tenuta dal Prof. Adriano Martinoli, introduceva al tema dell’inquinamento da specie aliene, ovvero tutto ciò che accade alla fauna autoctona, cioè propria di una particolare zona geografica, dal momento in cui viene, per motivi più o meno intelligenti, inserita un’altra specie alloctona, propria di un’altra zona (“aliena” appunto).
Uno degli esempi portati riguarda Sciurus vulgaris, lo scoiattolo rosso, il quale rappresenta l’unico scoiattolo autoctono dell’Eurasia e che, soprattutto negli ultimi anni, sta letteralmente scomparendo a causa del suo cugino yankee: quel ciccione dello scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis).
Non è che lo scoiattolo grigio e quello rosso lottino fino alla morte, semplicemente si tratta di una competizione per le risorse che avviene in modo indiretto e dalla quale il nostro scoiattolo rosso esce inevitabilmente sconfitto. Nello specifico, lo scoiattolo grigio si pappa le scorte alimentari per l’inverno di quello rosso, è chiassoso e vive in gruppi “numerosi” (7 esemplari per ogni ettaro contro 1 solo scoiattolo rosso) e lo scoiattolo rosso arriva in primavera che non ha più energie per riprodursi. In tal modo le popolazioni scompaiono in soli 4 anni, la durata di vita media dello scoiattolo nostrano.

Sciurus carolinensis – Wikipedia

Tutto questo è cominciato nel 1948, quando un pirla ha liberato quattro esemplari di scoiattolo grigio nella zona di Stupinigi (TO) solamente a scopo ludico (e questo giustifica l’uso dell’aggettivo pirla).

Descritto brevissimamente il problema, quali possono essere le soluzioni?
Ho sentito pareri di persone che avrebbero catturato tutti gli scoiattoli grigi per poi tenerseli in casa e coccolarsi, dando a Real Time la possibilità di girare una nuova puntata di “Sepolti in casa – Animali“, c’è chi invece invoca la castrazione chimica (ma bisogna ammettere che la gente invoca tale pratica oramai per tutto. “Ehi, quello non ha messo le gomme invernali!!!” “Castrazione chimica!!”). La realtà è che, purtroppo, attualmente l’unica cosa da fare è ridurre al più presto la popolazione degli scoiattoli alloctoni ed impedire che si riproducano ulteriormente. Quindi bisogna, ahimè, uccidere ed eradicare la specie aliena per salvare quella autoctona.

La riflessione verte proprio su questo punto: è giusto uccidere tutti gli scoiattoli grigi presenti in Europa? A mio parere sì.
Il mio sì è motivato solamente dalla razionalità e dal fatto che, conoscendo l’animale uomo, questo tende spesso ad essere incongruente e doppiopesista. Quando si tratta di sterminare la zanzara tigre, il gambero della Louisiana o qualche altro animale brutto e lontano da noi a livello evoluzionistico è sempre facile e tutti inneggiano allo sterminio di massa.
Quando il “nemico” di turno ha degli occhioni stupendi ed un musetto simpatico, allora ondate ed ondate di proteste si scagliano contro la cattiva scienza senza cuore, mentre forconi e torce infuocate fuori dal castello chiedono la testa della scienza.

Il mio intento non è quello di convincere nessuno, dal momento che reputo l’etica un percorso personale che non si impara da nessuna parte. Chiedo solamente un po’ di buonsenso e cinque minuti di ragionamento fatto per bene.

Avevo fotografato uno scoiattolo rosso pochi giorni fa, ma il mio talento come fotografo è penultimo soltanto a quello di coiffeur per signora. Mi dispiace.

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