Il ripopolamento del lago

C’erano una volta i pescatori d’acqua dolce: uscivano in barca a pescare sul Lago Maggiore e con il pesce che vendevano riuscivano a pagare le bollette, l’affitto e la scuola per i figli.
C’erano, perché ormai si contano sulle dita di una mano.
L’antropizzazione delle aree attorno ai laghi ha portato negli anni ad una diminuzione del pescato per motivi diretti ed indiretti, come ad esempio:

Eutrofizzazione. Gli scarichi civili ed industriali rilasciano sostanze nutrienti nell’acqua. Un aumento delle sostanze nutritive, soprattutto azoto e fosforo, fa aumentare la biomassa algale che, decomponendosi, aumenta il numero di batteri degradatori che, a loro volta, consumano ossigeno, creando sacche anossiche nei laghi (livelli di BOD). Approfondimento qui.
Inquinamento. Alcuni pesci sono maggiormente sensibili alle sostanze inquinanti. Altre volte però è il plancton, fonte di cibo, a morire a seguito dello scarico di sostanze come pesticidi, farmaci, fungicidi e così via. Anche l’inquinamento termico dato dallo scarico di acque per il raffreddamento degli impianti può compromettere la vita, favorendo ad esempio la crescita batterica.
Edilizia: non parlo delle case che i tedeschi si sono costruiti nei punti più vicini al lago, quello che veramente ha fatto danni è la costruzione degli argini dei fiumi che hanno snaturato il percorso stesso dei corsi d’acqua e, soprattutto, la velocità con cui questa scende a valle. Molti pesci non riescono più a risalire le correnti per andare a deporre le uova, oppure trovano veri e propri ostacoli (salti e dighe) che per loro sono invalicabili.

Trota marmorata

Trota marmorata

Visti brevemente i motivi per cui le specie ittiche siano diventate così minacciate negli anni, diverse associazioni di pescatori stanno cercando da decenni, insieme alla Provincia di Varese, a compensare le scarse nascite dei pesci realizzando strutture che fungano da incubatoio.
Questi impianti di piscicoltura, volti al solo ripopolamento e senza scopo di lucro, funzionano grazie all’aiuto di volontari, di cui faccio anch’io parte.

Nell’incubatoio di Maccagno, ad esempio, vengono allevate trote lacustri, marmorate e fario per ottenere gli avannotti da “seminare” nel lago e nei torrenti della zona.

Trota fario

Trota fario

Per ottenere gli avannotti però bisogna allevare i riproduttori tutto l’anno in vasche e nel laghetto fino a quando, proprio in questo periodo, le femmine ed i maschi entrano nel loro periodo riproduttivo. In questo periodo, i maschi sviluppano una specie di rostro che utilizzano per lottare tra di loro, mentre le femmine cominciano a gonfiarsi riempiendosi di uova.
Verso l’inizio di dicembre (quest’anno pazzo ha anticipato l’inizio della riproduzione) i volontari si trovano armati di polenta e cinghiale in salmì per il pranzo e, durante la mattinata, addormentano le femmine di trota per poi “spremerle” e ricavare le uova (detto così sembra brutto, ma nella realtà fa ancora più impressione). Le uova verranno poi fecondate artificialmente, spremendo anche i maschi per ricavarne lo sperma.

Al termine della procedura, maschi e femmine si riprendono dallo stress e si accendono entrambi una sigaretta, prima che il maschio si giri dall’altra parte e cominci a russare.

Le uova vengono lasciate in appositi contenitori di incubazione per un periodo di tempo variabile. Dico così perché si misura in gradi/giorno e quindi il periodo di attesa della schiusa delle uova varierà in funzione della temperatura dell’acqua. Alcuni incubatoi utilizzano acqua di torrente, altri di sorgente e quindi, come si può intuire, le temperature sono molto più variabili nel primo caso. Nel caso dell’allevamento con acqua sorgiva, come a Maccagno appunto, ci vuole un mesetto perché le uova siano schiuse ed escano milioni di avannotti.
Parlo di milioni perché questo sistema permette percentuali altissime di successo, con anche l’85% di nascite.
Gli avannotti vengono nutriti dalla perdita del sacco vitellino fino al momento in cui verranno rilasciati (insieme alla maggior parte degli adulti) nei torrenti o nel lago dove, si spera, continueranno la loro vita. Una minima parte degli avannotti viene tenuta nell’incubatoio, andando a costituire la rimonta per gli anni successivi.

Scheda di Salmo trutta (parzialmente accettabile, si sta discutendo ancora in merito):

Regno Animalia
Phylum Chordata
Ordine Salmoniformes
Famiglia Salmonidae
Genere Salmo
Specie S. trutta

E’ utile tutto questo casino? C’è chi dice di si e chi dice di no. Personalmente sono convinto che se non ci fosse questo sforzo da parte dei volontari (perché va ricordato che questo è tutto figlio del volontariato), la situazione sarebbe sicuramente peggiore. E’ una goccia nell’oceano, ma tutto aiuta, nella speranza che si smetta di affidare la decisioni in merito a edilizia ed inquinamento a gente troppo stupida o in malafede. Io in ogni caso sono felice ed orgoglioso di congelarmi le chiappe tutte le volte, di prendere pioggia, freddo e neve, di sporcarmi come un bambino di 6 anni e di fare fatica quando ce n’è da fare.

Qui ci sono i link di tre piscicolture che conosco personalmente e che hanno sempre bisogno di braccia volenterose per la spremitura o per la normale routine durante tutto l’anno.

Associazione Pescatori Dilettanti Tinella ‘72 – A Groppello, sul Lago di Varese
Il loro blog: tinellanet.blogspot.it

La piscicoltura di Brusimpiano sul Lago Ceresio, dove il signor Luigi prepara le migliori pizzette del mondo.
http://piscicolturabrusimpiano.com/

L’incubatoio di Maccagno
http://www.prolocomaccagno.it/maccagno/sport/22-sport/98-pesca
Mannaggia, non abbiamo nemmeno un sito.

Chiunque volesse darsi da fare e dare una mano ai nostri laghi, contatti pure una di queste piscicolture. Per quella di Maccagno potete contattare direttamente me.
Anche perché tra poco inizia la festa, quindi portate polenta fritta e genepì, il caffè lo porto io.

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5 pensieri su “Il ripopolamento del lago

  1. Complimenti e apprezzamenti! In bocca al lupo! Soprattutto per le azioni mirate alle marmorate, ah le marmorate.. ma che belle sono?! E’ un peccato pensare che un salmonide così elegante e soprattutto endemico del bacino padano (beh, allargato a est), a mio parere pari in bellezza al Taimen o al Salmone danubiano, possa avere raggiunto una soglia di presenza così misera. Se lancio un sassolino nel mettere il dubbio al fatto che le lacustri non esistano e non siano altro che marmorate acclimatate alla vita dei grandi laghi, tu cosa pensi a riguardo? Mi ci hanno fatto pensare e ho diversi buoni motivi per crederci (da naturalista e pescatore rispettoso). Bell’articolo, trovo giusto valorizzare lo sforzo di lavoro volontario dedito alla conservazione delle acque italiane!

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    • Eh eh..il dubbio è lecito. Prova a cercare su Google “Fario” e “Gibertoni” e guarda cosa trovi. Questo solo per dire che da ragionarci ce n’è.
      E comunque il boss dell’incubatoio manca poco che imbocchi le marmorate e canti loro la ninna nanna, giusto per farti capire quanto siano importanti.
      L’incubatoio stesso è nato per la riproduzione della marmorata appunto. Poi s’è allargato ai piranhas (le fario) e le lacustri.
      Io, che pescatore non son mai stato, amo da morire tutto questo.

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