La vita in gruppo

In un breve quanto meraviglioso periodo della mia vita ho avuto la fortuna di vivere a Cagliari.
Sono sempre stato un amante di tre cose: il mare, l’arte e la natura e Cagliari era perfetta sotto questo punto di vista. Facendo la spola tra Cagliari, dove lavoravo, e la zona litoranea di Quartu, dove gli affitti sono più bassi, passavo sempre da Viale Colombo, una strada che attraversa le saline del Parco di Molentargius, famoso per la colonia immensa di fenicotteri che vivono al suo interno. Per capirci, questo era il panorama a cui ero abituato e che mi è stato difficilissimo abbandonare per tornare al freddo nord.

Foto di Ivan Corellas su Panoramio http://www.panoramio.com/photo/77071066

Per quanto non abbia mai potuto fare il naturalista per lavoro, ho sempre avuto l’attitudine al mestiere, soprattutto per quanto riguarda le domande. Guardando tutti quei fenicotteri, infatti, mi sono chiesto: perché vivono così attaccati l’uno all’altro?
La vita in gruppo è una strategia favorita da alcune pressioni ecologiche come la difesa dai predatori e la ricerca di cibo e, quando viene applicata, significa che in un eventuale rapporto tra costi e benefici, i benefici saranno comunque maggiori, anche se di poco.

Difesa dai predatori

Vivere in mandrie, stormi o banchi per evitare la predazione è utile sotto l’aspetto della maggior vigilanza offerta dal gruppo numeroso, come nel caso degli struzzi che alzano la testa durante il foraggiamento per controllare che non ci sia un predatore.

Avocette - Oasi WWF Orbetello      Foto di Gianmarco Accinelli

Avocette – Oasi WWF Orbetello Foto di Gianmarco Accinelli

Lo “schema” utilizzato dagli struzzi è in realtà un “non-schema”: il controllo da parte degli individui del branco è effettuato in modo casuale, così da evitare che qualsiasi predatore possa “prendere il tempo” e organizzare l’attacco di conseguenza.

Cavallini della Giara - Sardegna

Cavallini della Giara – Sardegna

Le meccaniche della vita in gruppo, anche quando sono casuali, sono comunque complicatissime. Ad esempio: e se uno degli struzzi volesse evitare di controllare per non rinunciare ad un po’ di tempo di foraggiamento, approfittando della vigilanza da parte degli altri? Beh, vediamola sotto l’aspetto evoluzionistico, tramite un ragionamento che facciamo tutte le volte che spieghiamo ad un bambino perché non si deve rubare: e se tutti facessero così?
Difatti, probabilmente, la strategia “furba” degli struzzi non s’è evoluta proprio perché un gruppo contenente solo furbi verrebbe predato con facilità e, soprattutto, l’individuo che per primo scopre il predatore avrà un momento di tempo in più per poter fuggire. Si fa per il proprio interesse ed anche per quello collettivo, spendendo meno tempo a vigilare di quanto non dovrebbe fare il singolo individuo.

Quante probabilità ho di essere predato?

Quante probabilità ho di essere predato?

Un altro aspetto importante della vita in gruppo contro la predazione è dato dalla diluizione. Più elementi compongono il mio gruppo, più sarà statisticamente improbabile che il predatore mangi me. Se nello stormo siamo in 10, avrò una probabilità su 10 di essere ucciso, mentre se siamo in 1000 ne avrò solo una su 1000.

Tra i fattori che influenzano la scelta di vivere insieme ad altri animali non va dimenticata la difesa attiva dai predatori. Nelle colonie di gabbiano comune (Larus ridibundus) quando una cornacchia tenta di avvicinarsi ai nidi, le coppie nidificanti aggrediscono la cornacchia in gruppo, limitando così futuri attacchi.

I suricati sono dei veri esperti in quanto a vigilanza.

I suricati sono dei veri esperti in quanto a vigilanza.

Ricerca di cibo

Il secondo grande motivo per cui gli animali scelgono la vita in gruppo sta nella ricerca di cibo, nonostante in molti casi vi possa essere anche una certa serie di svantaggi dati dalla competizione per le risorse.
Gli svantaggi sono sicuramente importanti, perché dividere una risorsa in tanti significherà quasi sicuramente che qualcuno all’interno del gruppo mangerà di più e qualcuno mangerà meno.
Inoltre bisogna trovare siti adatti ed anche questo non è facile. Molti uccelli, ad esempio, si organizzano in vere e proprie centrali informative dove scambiano informazioni riguardanti il cibo. Non è che si mettano a chiacchierare come al bar sugli sconti del supermercato, ma riescono a trasmettere l’informazione facendo sì che l’uccello che non ha avuto fortuna nell’ultimo viaggio possa seguire quello precedentemente più fortunato. In questo modo ognuno avrà più probabilità di sopravvivere, anche quello che sembra perderci dal donare l’informazione.
L’ultimo motivo per cui vivere insieme conviene è quello riguardante la cattura di prede troppo difficili da cacciare da soli. Cacciare in gruppo funziona per le prede molto grosse (si pensi ai leoni che rischierebbero di essere sopraffatti) o per quelle molto numerose ed agili, come le sardine. Le prede riunite in banchi numerosi, come le sardine e le acciughe, possono essere isolate e cacciate solo in un’azione corale da parte dei predatori.

Le acciughe fanno il pallone che sotto c'è l'alalunga...

Le acciughe fanno il pallone che sotto c’è l’alalunga…

Rimarrebbe un’ultima domanda: qual’è la dimensione ideale dei gruppi?
Per questo ci vuole un altro articolo, l’unica cosa da sapere è che un compromesso si trova sempre.

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2 pensieri su “La vita in gruppo

  1. L’ha ribloggato su COATESA SUL LARIO … e dintornie ha commentato:
    Guardando tutti quei fenicotteri, infatti, mi sono chiesto: perché vivono così attaccati l’uno all’altro?
    La vita in gruppo è una strategia favorita da alcune pressioni ecologiche come la difesa dai predatori e la ricerca di cibo e, quando viene applicata, significa che in un eventuale rapporto tra costi e benefici, i benefici saranno comunque maggiori, anche se di poco

    Mi piace

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