Un nuovo giallo per l’ispettore Ginkgo

Quand’ero bambino tendevo ad avere deficit di attenzione. Non si trattava di un problema clinico, semplicemente mi capitava spesso di distrarmi andando in fissa su qualcosa. Guardando la carta geografica dell’Italia, il mio pensiero correva parallelamente alla direzione del mio sguardo nel tentativo di immaginare come fosse vivere in un posto o in un altro.
Proprio così immaginavo tarantelle ballate nelle strade della Puglia, enormi coltivazioni di peperoncini in Calabria, neve perenne in un Trentino dove Reinhold Messner era presidente.
Ero piccolo ed andavo per stereotipi, ma la mia capacità di distrarmi era un diverso modo per fissare nella mia mente i concetti. Capitava così anche di collegare cose che non c’entravano niente proprio perché durante la spiegazione mi mettevo a pensare ad altro. Alla fine, magicamente, quando le nozioni dovevano uscire durante un test, soprattutto al liceo, pensavo ai delfini e collegavo a D’Annunzio (Delfino -> Pescara Calcio -> luogo di nascita di D’Annunzio. Lo so, è malato).
In questa maniera, durante le lezioni di Botanica all’Università collegavo piante e cose che non c’entravano nulla.

Tanananà!
Ginkgo biloba -> l’ispettore Ginko di Diabolik. L’assonanza era troppo palese per non esser sfruttata.
Il Ginkgo biloba poi, per le caratteristiche che descriverò ora, lo collegavo al solito Cristopher Lambert in Highlander, immaginandolo tagliare le teste degli altri esponenti del suo phylum. Cose da pazzi.

Il Ginkgo biloba è un’antichissima pianta originaria dell’Asia che fa parte del gruppo di piante dette gimnosperme, già di per sé antichissime in quanto sono state le prime piante ad evolvere un seme in modo da evitare la perdita d’acqua e, in generale, a diventare meno dipendenti dalla presenza di quest’ultima (si pensi alle felci, che dall’acqua dipendono eccome).
L’amico Ginkgo è un albero assolutamente stupendo e qui si capisce il perché di Highlander: è l’ultimo esemplare del phylum Ginkgophyta, cioè, come va di moda perché aiuta a spettacolarizzare la scienza, è un fossile vivente (l’ho anche messo in grassetto) ed ha ottenuto la sua millenaria ricompensa a colpi di spadone.

La foglia bilobata

Foglia bilobata

Si tratta di una pianta molto longeva (fino a 1500 anni) che può raggiungere i 35/40 metri di altezza, possiede una corteccia marroncino/grigia ed una bellissima chioma molto ampia. Il nome biloba deriva dalla forma delle sue foglie bilobate appunto, che sono una delle caratteristiche principali per il riconoscimento (la prima cosa che si impara a scuola, infatti) e che la pianta perde durante l’inverno.
Un’altra caratteristica è che il Ginkgo è una pianta dioica, cioè ha esemplari maschi e femmine (proprio come noi) che portano organi sessuali maschili e femminili: questa è una condizione non molto comune nel mondo vegetale.
Uno degli inconvenienti del Ginkgo, legato proprio alla sua natura dioica, è che i semi portati dagli esemplari femminili puzzano da morire. Non dico tanto per dire: puzzano proprio di carne rancida e siccome sono alberi che possiedono una chioma importante, avere nel giardino un Ginkgo femmina può essere una vera disgrazia e solo un imbecille potrebbe deliberatamente scegliere di piantarne uno. A tal proposito, mi viene in mente la storia di un’amministrazione comunale che scelse di piantare Ginkgo biloba lungo un viale senza però assicurarsi del sesso degli esemplari che, guarda caso, erano tutte femmine. Quella manica di imbecilli ha portato la città a vincere a mani basse il titolo di “Città più puzzolente del mondo”. Complimentoni.

Ecco il seme di Ginkgo biloba e la mia mano.

Ecco il seme di Ginkgo biloba e la mia mano.

All’Orto Botanico di Padova (qui a destra una testimonianza diretta) si può trovare un esemplare maschio di Ginkgo biloba importato nel 1750 dai monaci a cui, circa un secolo dopo, fu innestato un ramo femminile. Posso assicurarvi che i primi giorni di gennaio (giustamente frequento gli orti botanici nei periodi più stupidi) con il suolo pieno zeppo di “frutti” caduti, calpestati e marcescenti veniva il vomito a causa della puzza. La pianta comunque è fantastica.

Lasciando perdere le curiosità, il Ginkgo è un albero dotato di una certa resistenza al clima, in quanto è sia amante del sole che resistente al freddo, ed all’inquinamento. Per questo motivo è facilissimo da trovare anche nel nord Italia, utilizzato a scopo ornamentale come nella storia di prima, e viene venerato in Giappone per le sue caratteristiche che gli conferiscono l’appellativo di “portatore di speranza”. Mica per niente, dopo il bombardamento con l’atomica ad Hiroshima rimasero in piedi sei alberi di Ginkgo.
Con questa tutta tenacia Diabolik non sarà mai al sicuro.

Scheda (un po’ ripetitiva) del Ginkgo biloba

Regno Plantae
Phylum Ginkgophyta
Ordine Ginkgoales
Famiglia Ginkgoaceae
Genere Ginkgo
Specie G. biloba

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