Aposematismo: l’ostentazione cafona in natura

Premessa: parlare di mimetismo e criptismo non è la stessa cosa. Quello che normalmente intendiamo quando parliamo di mimetismo, indicando il camaleonte o l’insetto stecco che si confondono con l’ambiente, è in realtà il criptismo oppure detto mimetismo criptico.
Il mimetismo è invece la capacità di imitazione da parte di un organismo “innocuo” nei confronti di uno “pericoloso”, quindi un concetto di ostentazione.
Non voglio parlare del criptismo ora, ma solo di una particolare strategia detta aposematismo e delle specie che “scroccano” questa particolare strategia per il proprio vantaggio.

L'alter ego giovane di Jeff Bridges in Tron Legacy. Non ricorda una rana tropicale?

L’alter ego giovane di Jeff Bridges in Tron Legacy. Non ricorda una rana tropicale?

Chi ha mai provato l’acquolina in bocca guardando una salamandra, un serpente o una rana tropicale “vestita” come Jeff Bridges in Tron? Nessuno sano di mente.
Il motivo principale del nostro senso di ribrezzo all’idea di mettersi in bocca una “cosa” genere è una strategia vera e propria che si è evoluta in questi animali che si chiama colorazione aposematica.
I colori sgargianti (giallo, rosso, viola e blu su sfondo nero o bianco) sono il modo attraverso cui una preda sta dicendo al proprio predatore: “nella migliore delle ipotesi ho un sapore pessimo, ma potrei anche essere tossico!”
Il predatore, davanti a quei colori vistosi, in gioventù sarà più propenso ad “assaggiare” quella preda strana e colorata, ma in futuro si ricorderà della brutta esperienza ed eviterà fortemente di ripetere l’errore.

La colorazione aposematica è un ottimo deterrente che funziona così bene da essere imitato, proprio come tutti prodotti italiani nel mondo. In natura non sono le specie cinesi ad imitare tutto (non solo loro perlomeno) ma vi sono tre distinte strategie legate all’imitazione dell’aposematismo.

Mimetismo mülleriano
Prima di “fate l’amore con il sapore”, il signor Müller aveva escogitato lo slogan “Sapore?Che orrore!”, ma si rese conto che non aiutava molto nelle vendite. (Ok, ok, la smetto.)
Il mimetismo mülleriano è un tipo di mimetismo in cui specie lontane filogeneticamente che condividono il fatto di essere disgustose o tossiche, sviluppano lo stesso tipo di colorazione e disegno. Si tratta di una specie di imitazione a vicenda, un “mettersi d’accordo” sulla colorazione da esibire per dimostrare di essere veramente disgustosi o pericolosi.
Qui sotto, quelli che mia nonna chiamava “pretini”.

Nelle specie filogeneticamente affini (cioè imparentate) la colorazione aposematica può dipendere dagli stessi geni condivisi.

Mimetismo batesiano
Questi sono in assoluto i più scrocconi di tutti. Il mimetismo batesiano è quello che coinvolge specie che NON sono tossiche o disgustose che però vogliono, per aumentare le proprie chances di sopravvivenza, imitare specie veramente tossiche o disgustose. E’ il caso di Sesia bembeciformis, un lepidottero (farfalla) che imita in tutto e per tutto una vespa. Non ci credete? Confrontate.

Ecco, quella a sinistra è la farfalla, a destra la vespa. Pazzesco.
Il mimetismo batesiano ha senso quando le due specie considerate (quella appetibile e quella no) vivono nello stesso territorio condividendo gli stessi predatori. Il predatore che avesse in passato mangiato (e trovato disgustosa) la vespa, sicuramente eviterà come la peste di mangiarsi una farfalla così somigliante.

Mimetismo mertensiano
Chiude l’elenco il tipo di mimetismo più perverso di tutti. Il mimetismo mertensiano è quel tipo di mimetismo adottato da specie letali che però vogliano sembrare meno letali. Lupi che si travestono da agnelli.
Il senso di questa strategia sta tutto nel fatto che il predatore che attacca la specie letale non potrà ricordarsi di non cacciarla più, in quanto morto. Non riuscendo ad “educare” i propri predatori, la specie letale continuerebbe ad essere attaccata da predatori destinati poi a morire essi stessi. Non ci guadagnerebbe nessuno: né la preda letale (mangiucchiata, menomata o uccisa) né il predatore. Il caso più noto è quello del serpente corallo, letale, che somiglia invece a specie meno velenose.

Perché scegliere l’aposematismo piuttosto che il criptismo?
I colori sono “costosi”. Ad esempio, il nero utilizzato come sfondo in moltissime colorazioni aposematiche è tutto tranne che utile negli ambienti caldi, dal momento che la pigmentazione scura assorbe maggiormente la luce solare, aumentando anche la temperatura interna dell’animale.
Ci sono anche costi legati alla produzione di tossine che va a togliere risorse energetiche preziose.
Un’altra questione ancora riguarda la strategia “rischiosa” dell’essere assaggiati prima dal predatore e poi rifiutati. Se un supermercato facesse assaggiare tutto quello che propone in vendita, nel giro di due giorni avrebbe già le saracinesche abbassate ed i corridoi pieni di buste di patatine a metà.

Insomma: il costo è molto alto, ma la preda con la colorazione aposematica ha comunque la possibilità di esser sputata prima di venire masticata, generando del disgusto immediato nei confronti del giovane predatore amante del rischio.
Una specie di roulette russa che comunque merita di essere giocata, altrimenti non si sarebbe mai evoluta.

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7 pensieri su “Aposematismo: l’ostentazione cafona in natura

  1. Bellissimo Sijma! Ti devo confidare che il mio primo vero amore sono stati gli animali. Già da bambino leggevo famelicamente enciclopedie e testi pseudo-scientifici di cui capivo forse poco, anche se le foto mi aiutavano. Un po’ come le belle immagini accompagnate dalla tua spiegazione chiara e approfondita al contempo. E’ un piacere leggerti. (Non posso nascondere la grande simpatia per Zygaena ephialtes, molto diffusa nei prati collinari piemontesi. Da piccolo mi divertivo a cattutrarle per osservarle e rilasciarle nel loro ambiente.)

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