Endemismi di Sardegna: una storia tra amore e razionalità

“Io la sera mi addormento
E qualche volta sogno
Perche’ so sognare
E mi sogno i tamburi
Della banda che passa
O che dovra’ passare
Mi sogno la pioggia fredda dritta sulle mani
I ragazzi della scuola che partono gia’ domani”

Questa canzone fa parte di quelle poche a cui non potrei rinunciare non per questioni puramente stilistiche, bensì a causa dell’inscindibile legame che porta con alcuni dei ricordi più belli di sempre.
Io sono sardo. Sono un figlio dell’emigrazione nato lontano dalla Sardegna e sono diventato naturalista ben prima di metter piede in università la prima volta. Se son diventato naturalista è soprattutto merito delle mie origini e dello stupore e meraviglia che la nave mi concedeva ogni volta in cui il portellone del garage si apriva.
Sono diventato naturalista ascoltando “Diamante” di Zucchero dalla cassettina che mio padre aveva sempre in macchina: guardare il mare e le colline senza quella musica non sarebbe stato altrettanto affascinante. Mi porto dietro da sempre quella musica, quel portellone del garage ed il profilo di mio padre alla guida davanti a quello sfondo meraviglioso (percorrendo l’Orientale Sarda da nord a sud, mio padre si frapponeva tra me ed il mare nel viaggio d’andata).

La meraviglia e la magia che da piccolo non ero in grado di spiegarmi erano conseguenza di semplici concetti che avrei appreso molti anni dopo. Per un bambino, quella flora e quella fauna sembravano “esotiche”, rispetto ai luoghi in cui vivevo e vivo tutt’ora, cioè la Lombardia. Le raganelle che si attaccavano alla zanzariera nelle sere umide d’estate, le pavoncelle che correvano nelle stradine bianche di campagna, i fenicotteri del Poetto…Era magia!
La Sardegna verde, gialla e calda è la mia primavera. La Lombardia bianca, fredda e umida il mio inverno.
E’ sempre stata il mio grande amore più o meno segreto. Tanto segreto che quasi dovevo nasconderlo alla fidanzata. Un amore come quello per una madre: viscerale tanto da farti contorcere quando ne senti l’assenza.

Negli anni, fortunatamente, ho potuto acquisire un certo lessico ed un certo numero di concetti legati a quel lessico che mi hanno portato a capire moltissime cose e permettermi di comunicare agli altri le mie sensazioni, oltre che nozioni.
Lo studio sulle differenze genetiche tra popolazioni della stessa specie che vivono separate tra loro mi ha consentito di capire il perché dei miei globuli rossi piccolissimi, la mia ridicola resistenza al freddo, la forma delle mie arcate sopraccigliari (i sardi le hanno tutte uguali o quasi) e, nel complesso, dei miei tratti somatici così diversi rispetto a quelli locali (la mia cosiddetta: faccia da terrone). Sommando a queste caratteristiche comuni in tutta la popolazione della Sardegna anche il fatto che le mie origini provengano da luoghi “più isolati” geneticamente rispetto al resto dell’isola, sono giunto ad una sola conclusione semi-seria: il mio è un areale disgiunto. Per ora.

L’aspetto esotico di quei meravigliosi luoghi è dato soprattutto dall’isolamento stesso, che ha portato a sviluppare numerosi endemismi. Ora non voglio parlare nello specifico di biogeografia insulare, ma citare al massimo qualche concetto.

“Si dice endemico un organismo esclusivo di un dato territorio, indipendentemente dall’estensione di quest’ultimo e dai parametri che lo definiscono”.

Quello di endemismo è dunque un concetto relativo, in quanto una specie può essere endemica dell’Italia (si trova esclusivamente in una parte dell’Italia) ma pandemica della Sardegna.
E’ un importante indice della biodiversità, intesa come ricchezza di specie, tanto che la Sardegna possiede circa ben 700 specie endemiche.
La biogeografia insulare spiega infatti: Il grado di isolamento di un’isola o di un gruppo di isole è un fattore che
determina il biota presente.”

L’attuale biota della Sardegna è figlio di tre eventi più o meno antichi:

  • Nell’Oligocene la Sardegna e la Corsica si staccarono dal resto dell’Europa (in un punto tra la Spagna e la Liguria), ruotando e andando a disporsi nel centro del Mediterraneo. Questo originò un percorso evolutivo differente di quelle specie che vivevano sulle nuove isole rispetto alle specie che continuarono a vivere “in continente”. Si costituirono così alcuni paleoendemismi (conservazione di elementi antichi) e neoendemismi (sviluppo di elementi nuovi e diversi), con la nascita di nuove specie o sottospecie.
  • Durante le glaciazioni del Pleistocene (già il nome è noioso, lo so) la Sardegna era collegata alla Toscana, così che molte specie poterono migrare da una parte all’altra attraverso i flussi migratori.
  • Più recentemente, a partire dall’età della pietra e continuando fino alle guerre puniche, l’uomo ha trasportato ed introdotto diverse specie, modificando ulteriormente la situazione.

Per questi motivi appena elencati, sarà mia premura lo scrivere ogni tanto riguardo agli endemismi sardi.

“E mi sogno i sognatori che aspettano la primavera
O qualche altra primavera da aspettare ancora
Tra un bicchiere di miele e un caffe’ come si deve
Questo inverno passera’”

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