¡¡Platanista!!

Stavo leggendo un “articolo” (faccio fatica a definirlo articolo, proprio come fatico a chiamare Studio Aperto un telegiornale) che parlava di delfini stupratori. Cercando su google si trova parecchio materiale proveniente da pessimi quotidiani che troviamo esposti in edicola ogni mattina e, senza sorpresa alcuna, anche da parecchi blog specializzati in ufologia, esoterismo, dieta alcalina ed altre amenità varie. Non metto in dubbio il fatto, metto in dubbio l’onestà intellettuale (nella migliore delle ipotesi) o l’intelligenza di quelli che scrivono questi articoli.
E’ già disonesto parlare di stupro, dal momento che la copulazione forzata è solo uno dei tanti meccanismi della natura che non siamo in grado di comprendere, guardandolo con i nostri occhi. Eh si, perché di questo si tratta, come al solito: noi valutiamo e giudichiamo senza mai uscire dalla nostra prospettiva, proprio come farebbe un animale pigro e stupido come Homo sapiens. Quando il cagnolino ci tromba la gamba è simpatico, quando lo fa un delfino allora no.
Potrei scrivere per ore, giorni, mesi ed anni, senza finire gli argomenti, parlando della stupidità e dell’ignoranza che si cela dietro la maggior parte delle tastiere, ma preferisco cambiar discorso.
Fatevi quattro risate guardando i Simpson, piuttosto.

Dicevo dei delfini: i delfini sono mammiferi (specifichiamo, non si sa mai) appartenenti all’ordine dei Cetacei. I cetacei sono stati “battezzati” nientepopòdimenoche da Aristotele, che utilizzò questo nome per descrivere animali marini che respirano tramite polmoni. Dei cetacei fanno parte le immense balenottere azzurre (Balaenoptera musculus), le orche (Orcinus orca) ed i terribili delfini stupratori di cui parlano sui peggio giornali, per citare i più famosi.
I delfini fanno parte del sottordine degli Odontoceti, dotati cioè di veri denti, a differenza delle balene che possiedono i fanoni ed appartengono al sottordine dei Mysticeti.

Una particolare specie di delfini che ha attratto il mio interesse è sicuramente Platanista gangetica: si tratta di un delfino di fiume o di estuario che vive nelle acque dolci tra India e Bangladesh. Si dividono nelle sottospecie Platanista gangetica minor e Platanista gangetica gangetica le quali sono praticamente uguali, ma derivano da luoghi diversi e stanno andando incontro ad un processo di speciazione proprio grazie al loro isolamento genetico. Hanno un caratteristico muso allungato fornito di 26/39 paia di denti nella parte superiore e di 26/35 paia in quella inferiore. I denti sono visibili anche a bocca chiusa e formano una specie di gabbia per intrappolare il pesce di cui si nutrono. Tipico dei delfini, anche i Platanista sfruttano il biosonar per la localizzazione e, per mezzo del collo flessuoso, sono abilissimi nel perlustrare i fondali alla ricerca di cibo. Vivono generalmente in piccoli gruppi di 5/6 elementi, ma possono anche appartenere a gruppi più numerosi o essere solitari.
Si tratta di una specie a rischio di estinzione a causa delle modificazioni fluviali, cioè del loro habitat, a causa dell’inquinamento e dell’abbassamento dei livelli dei fiumi. Approssimativamente si stima ne esistano un numero tra le centinaia e le poche migliaia di esemplari.
Insomma: si tratta di uno dei moltissimi casi di meraviglie della natura destinate a sparire. Se desiderate poter vedere i panorami del fiume Gange ricoperto di fiori, mentre uno di questi delfini salta fuori dall’acqua al tramonto, sperate che i nerd facciano qualcosa. Io lo spero.

La scheda di Platanista gangetica

Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Cetacea
Famiglia Platanistidae
Genere Platanista
Specie P. gangetica

Per chi non avesse colto, il titolo del post è una citazione dell’album del Clash Sandinista!  a cui ho voluto aggiungere qualche punto esclamativo in più, come fanno gli spagnoli, giusto perché non ne si ha mai occasione nella vita, a meno che non si parli in spagnolo. “Sandinista!“, album troppo incompreso, si riassume nel giro di basso di “The Magnificent Seven”.

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