La chimica buona e quella cattiva

La chimica, volenti o nolenti, è oramai parte fondamentale del nostro modo di vivere. L’esplosione negli ultimi anni del mercato del biologico è sintomo acclarato della cattiva reputazione che ha la chimica nell’immaginario collettivo, ma ciò non significa che si tratti di un atteggiamento giusto. Come sempre, la verità sta nel mezzo e conoscere i concetti base può aiutare nelle scelte quotidiane a trarre proprie valutazioni.

Quelli che in generale chiamiamo pesticidi si dividono in antiparassitari, diserbanti e fitoregolatori e sono volutamente immessi dall’uomo nell’ambiente per uccidere dei biota (insetti dannosi, erbe infestanti, funghi, alghe e microorganismi).
Sono caratterizzati da un’elevata tossicità per l’organismo target, anche se si corre il rischio di colpire specie non bersaglio.
L’accezione che si da al termine pesticida è diventata negativa soprattutto a causa della miopia delle aziende chimiche, le quali hanno prodotto e commercializzato in passato prodotti dei quali non si conoscevano bene i rischi a lungo termine. In questo modo abbiamo inquinato i campi, le falde, i mari, i ghiacciai e perfino i luoghi più remoti, dal momento che molte sostanze chimiche fanno parte dei Persistent organic pollutant (POPs), cioè molecole persistenti, in grado di essere trasportate dall’altra parte del mondo e fortemente bioaccumulabili negli organismi.

Struttura molecolare del diclorodifeniltricloroetano o DDT

Struttura molecolare del diclorodifeniltricloroetano o DDT

La persistenza di sostanze come il DDT, ad esempio, è data dalla sua stessa struttura chimica, la quale contiene quei due anelli aromatici che si possono vedere nell’immagine. Il motivo per cui in passato, fino al bando del 1978, venne utilizzato a tonnellate stava proprio nel fatto che fosse persistente e poco tossico per l’uomo. La persistenza, quindi, veniva vista come un vantaggio e non un problema. Il chimico svizzero Paul Müller fu premiato nel 1948 con il Premio Nobel proprio per l’applicazione del DDT come insetticida in Africa, allo scopo di debellare la malaria uccidendo le zanzare che facevano da vettori per il virus. Müller salvò la vita di 5 milioni di persone.
Per quanto fosse abolito l’uso in Italia, il DDT destinato ai paesi colpiti da malaria veniva prodotto anche qui. Sul Lago Maggiore c’era lo stabilimento chimico di Pieve Vergonte, sulla sponda piemontese, che ha sversato nel fiume Toce provocando un aumento incredibile dei livelli di DDT nei pesci del lago, proprio a causa della persistenza e capacità di bioaccumulo tipica di questa sostanza. Da allora, passati quasi vent’anni, è ancora proibito pescare quei pesci come l’agone (Alosa agone) che più sono contaminati dal DDT. Questo era solo un esempio per mostrare i pro ed i contro della chimica: 5 milioni di vite salvate ed un inquinamento persistente dell’ambiente. Che cosa è giusto?

Negli ultimi anni l’obiettivo principale della ricerca nella chimica va in direzione opposta rispetto al passato: si cerca di sviluppare molecole molto tossiche e selettive, cercando di limitare al minimo la persistenza di queste, in modo che non si accumuli nell’ambiente. Un’altra importantissima frontiera di studio è data dalla previsione delle conseguenze delle nuove molecole (e sono moltissime) in base alla struttura chimica di queste. Gli studi  dei modelli vengono indicati come QSAR.
Qui una breve carrellata di sostanze utilizzate in passato e nel presente:

  • Insetticidi inorganici
    Sono i più antichi e vengono in parte utilizzati ancora oggi. Sono detti inorganici in quanto sono a base di zolfo, arsenico, fluoro e zinco. Quelli a base di zolfo vengono usati contro il mal bianco o oidio, un fungo molto comune che parassita le piante dei nostri giardini. Gli insetticidi a base di fluoro si usano contro le formiche e quelli a base di arsenico contro i topi. Gli insetticidi inorganici sono tossici sia per l’uomo che per gli animali. Non sono biodegradabili e si accumulano nell’ambiente.
  • Tanacetum cinerariifolium

    Tanacetum cinerariifolium

    Insetticidi naturali
    Utilizzati in Cina già 2000 anni fa, sono insetticidi estratti da un crisantemo, il Tanacetum cinerariifolium, di natura perciò organica (Esteri). Questi insetticidi detti piretrine hanno un’azione neurotossica per contatto molto forte su moltissimi insetti, agendo sul sistema nervoso gangliare, e vengono utilizzati in ambito domestico, essendo poco persistenti. La rapida fotodegradazione (la distruzione della molecola per opera del sole) fa in modo che non venga molto utilizzato in agricoltura. Esistono anche i Piretroidi artificiali, copie delle piretrine naturali sintetizzate dall’uomo.

  • Insetticidi cloro-organici
    Prendono il nome dalla presenza del cloro associata a molecole organiche. Hanno sostituito gli insetticidi inorganici in quanto bastano quantità minori per avere effetto. Sono molto tossici, persistenti e non biodegradabili. Insomma: una schifezza. Appartengono a tre differenti gruppi chimici: i difeniletani (DDT) poco tossici per l’uomo ma probabili cancerogeni; i ciclodieni (lindano) e cicloesani (endosulfan). Qui la fine che hanno fatto, anche se sono persistenti.
  • Organofosfati
    Sono più tossici per l’uomo ma meno persistenti (non si accumulano e si biodegradano). Sono anche più selettivi e vengono utilizzati in minor quantità. Gli esteri idrolizzano ad acidi + alcoli molto facilmente.
    Alcuni esempi sono il Malathion (contro la scabbia), Parathion (potentissimo insetticida bandito) e Dichlorvos (nei collari dei cani)
  • Carbammati
    Insetticidi che prendono il nome dall’acido carbammidico da cui derivano ed hanno azione simile agli organofosfati.
  • Feromoni
    Non sono insetticidi, ma ormoni sessuali utilizzati nella lotta contro gli insetti. Sono molecole semplici che vengono sintetizzate dall’uomo copiando la natura e trovano applicazione soprattutto negli uliveti. Attirando gli insetti maschi (mosca dell’olivo), che vengono poi catturati, si diminuiscono le possibilità di accoppiamento, salvando il raccolto. Non inquinano.

  • Erbicidi
    Si dividono in erbicidi applicati alle foglie (diquat, glyphosate) ed erbicidi che agiscono allo stato di plantula. Vengono utilizzati (spesso senza conoscenza della chimica) per eliminare le malerbe in modo persistente. Il problema è dato dalla fitotossicità della coltura successiva. Gli erbicidi di nuova generazione (sulfoniluree) agiscono in dosi molto basse, ma sono troppo persistenti.
  • Fungicidi
    Combattono i parassiti fungini i quali sono molto diversi dagli insetti per la quasi illimitata capacità di rigenerarsi. I fungicidi sono molto molto selettivi e ve ne sono di molti tipi. Si dividono in inorganici e metallorganici (verderame), organici non sistemici (ziram) ed organici sistemici.
  • Farmaci
    Chi l’avrebbe detto? Per combattere le nostre malattie utilizziamo moltissimi (troppi) farmaci. Sono molto attivi biologicamente e si dividono fondamentalmente in antibiotici e chemioterapici. Questi sono causa di grande inquinamento e rischiano di causare una resistenza agli antibiotici. Un’altra cosa a cui non si pensa sono gli ormoni: pensiamo alle pillole anticoncezionali. Dove vanno a finire quando facciamo la pipì?
    Leggete qui: www.ecoblog.it/post/8448/inquinamento-i-pesci-del-po-cambiano-sesso

Questo era solamente uno spunto di riflessione. L’argomento è molto vasto e richiede molto tempo, ma personalmente non amo granché né la strumentalizzazione commerciale dell’agricoltura biologica (mio nonno ha coltivato in modo biologico per una vita e non siamo certo ricchi di famiglia) né la paranoia che ci spinge di continuo ad utilizzare la chimica per ogni piccola cosa.
Ognuno poi cerchi la sua personale conclusione.

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3 pensieri su “La chimica buona e quella cattiva

  1. Assolutamente vero che esista una chimica buona ed una cattiva. Il problema è sempre l’uso che se ne fa e la correttezza di chi la usa.
    Ad esempio, affidare la chimica in agricoltura a soggetti inaffidabili anche se in buona fede perchè ignoranti e spesso semianalfabeti non solo nel sud dell’Italia ma in tutto il territorio nazionale, Alto Adige compreso, che non usano le dosi consentitema a loro casaccio, è UN USO CATTIVO, direi, addirittura CRIMINALE. Vero che dovrebbero avere il patentino per potere usare la chimica in agricoltura. Ma ciò non garantisce nessuno. Anche per guidare un’auto ci vuole la patente e poi? C’è chi guida rispettandoi limiti di velocità e chi, ubriaco o sotto l’effetto di farmaci, spesso di droghe, guida in centri abitati a 100 all’ora ed in auto strada a 180 Km all’ora e causa, a volte, incidenti mortali!
    Quindi il PATENTINO è INAFFIDABILE

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