La Ghiandaia o René Guenon?

Ero indeciso se scrivere qualcosa su “Il re del Mondo” di René Guenon o rimanere sul tema di questo blog.
Riflettendoci bene: chi me lo fa fare di scrivere sempre e solo di natura? Quant’è breve la distanza tra l’amore per la natura ed il puro nozionismo? C’è qualcosa di scientifico in René Guenon?
La risposta all’ultima domanda è: poco, ma è un testo che fa molto riflettere e merita di essere trattato, anche solo per mettere un po’ di sana curiosità.
Terminata la solita premessa, alla fine ho scelto di parlare ancora di natura (ma sappiate che potrei scrivere su Guenon anche domani, è una minaccia quasi) e, come quasi sempre, di un aneddoto vissuto personalmente.

Era l’estate scorsa quando, tornando a casa nel pomeriggio in macchina, incontrai un piccolo di ghiandaia caduto dal nido a lato della strada. La strada che percorro tutti i giorni è nota per la sua velocità di percorrenza, dal momento che ogni anno almeno un motociclista ci lascia le penne, e per il traffico dei frontalieri tra l’Italia e la Svizzera. Decidendo di non ascoltare il buonsenso ho “inchiodato” pochi metri dopo aver visto quell’uccello: di lasciarlo lì non se ne parlava proprio.
Sono sceso dall’auto e mi sono tolto la maglietta per poterla avvolgere attorno all’uccellino: lui era lì, immobile, sotto la stecca del sole. Aveva la bocca aperta e non emetteva alcun verso, come fosse paralizzato. Sono convinto che il caldo avesse ridotto di molto le aspettative di vita di quel piccolo e non avrei scommesso sulla possibilità che sopravvivesse fino al mattino successivo, così ho deciso di portarlo da un amico esperto cacciatore e grande naturalista (per eventuali polemiche riguardanti quest’ultima affermazione si prega di cliccare qui). Dopo avergli dato da bere, constatata la disidratazione, l’ho portato a casa.
Il primo giorno calma piatta, sembrava non avesse più energie, anche se qualcosa era riuscito a mangiare.
IMG_20140528_151529Il secondo giorno, come per magia, l’uccello era vivo e sveglio come non mai! Col passare dei giorni ha acquistato sempre più familiarità, fino al punto che passava le giornate sul bordo delle scatole di cartone come se fosse un pappagallo domestico. Cantava (o meglio, emetteva urla demoniache) quando aveva fame e guardava il “paesaggio” del salotto tutto il giorno. Addirittura aveva imparato a imitare i suoni che ascoltava, come fanno molti corvidi: dagli ACDC ai Queen era un continuo “fischiettare”, troppo divertente!
Pian piano, passate circa due settimane a nutrirlo di carne trita, cominciava a sviluppare il piumaggio da adulto e voler tentare di volare.
Come farebbe una buona mamma (1: so di non esser madre. 2: so quanto sia sbagliato umanizzare gli animali. 3: mi lascio commuovere, va bene?) ho cercato di “insegnargli a volare”, munendomi di uno spago molto lungo legato delicatamente ad una zampa, conscio che non fosse un buon metodo. Dal momento che vivo vicino ad un bosco, liberarlo troppo presto sarebbe stato come lasciarlo sulla strada su cui l’ho trovato, perciò meglio essere sicuri che pentiti. IMG_20140529_152150
Nel giro di un mese dal ritrovamento ho potuto assistere allo sviluppo di un pullus (da cui ho deciso il nome “Pollo”) da piccolo ad adulto. La decisione di lasciarlo libero, conseguenza naturale della detenzione, è stata una vera e propria soddisfazione: vedere quelle splendide ali bordate di azzurro aprirsi e con potenza sbattere a tempo era la dimostrazione che, limitatamente al mio microcosmo, qualcosa di buono e concreto ero riuscito a fare.
Da quel giorno, praticamente tutti i giorni, vedo quella ghiandaia, il mio Pollo, dalla finestra.

Qualche informazione sulla ghiandaia che ho volutamente omesso fino ad ora per privilegiare l’aspetto emotivo di questa storia.
La ghiandaia è un uccello della famiglia dei corvidi (come il corvo, la cornacchia e la gazza ladra) che si trova molto facilmente nei nostri boschi. Spesso possiamo vederli in coppia, dal momento che sono monogami e si dedicano entrambi alle cure parentali ed alla cova. Sono prevalentemente carnivori e insettivori, anche se mangiano pure noci, nocciole e ghiande, le preferite da cui prende il nome. Come tutti i corvidi, sono molto intelligenti e conservano provviste di cibo per far fronte ai momenti di difficoltà. Si possono riconoscere anche grazie all’orrendo verso che emettono, il quale però mi sta simpatico.

Scheda di Garrulus glandarius

Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Ordine Passeriformes
Famiglia Corvidae
Genere Garrulus 
Specie G. glandarius

Qui sotto trovate il video di Pollo mentre si nutre con l’eleganza che contraddistingue gli uccelli giovani.

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