Il panda deve estinguersi

Mezzucci...

Mezzucci…

Premessa: il titolo è solo una provocazione per poter introdurre un argomento più complesso, buona parte di ciò che scriverò non è farina del mio sacco e si tratta di contenuti in parte nuovi anche per me. Nella mente di chi scrive, il pensiero al principio è formato di parole sconnesse, come fossero tessere di un domino appena rovesciate sul tavolo ribaltando la scatola. Affinché il ragionamento prenda forma, bisogna prima allineare tutte queste tesserine e costruire il tracciato che porterà il pensiero a correre lungo il suo percorso, buttando giù una tessera alla volta come fosse un fiume in piena.

Ho avuto la fortuna di partecipare ieri all’incontro all’Università dell’Insubria con Emanuele Biggi: naturalista, ricercatore e comunicatore scientifico noto per la trasmissione “Geo” di Rai Tre. Il tema riguardava la comunicazione scientifica e noi naturalisti eravamo una sparuta minoranza rispetto a Scenze della Comunicazione (l’errore è voluto. Polemica interfacoltà), fazione, la nostra, identificabile al primo sguardo come quella peggio vestita. Personalmente ho ottenuto molto più di quello che pensassi: sono riuscito a mettere in fila tutte le tessere di un ragionamento che era li, pronto per esser scritto, da molto tempo.

Aperto il cerchio

Il “sadismo” della vespa gioiello
In un mix tra il thriller, l’horror ed il peggio dello snuff movie, la storia della vespa gioiello (Ampulex compressa) è una di quelle che lascerà col fiato sospeso fino alla fine. Questa vespa (che in realtà è un’ape) applica un comportamento da parassitoide: a differenza del parassita, che non uccide l’ospite, il parassitoide trae i suoi benefici fino al lento spegnimento del proprio ospite. Nello specifico, la femmina di Ampulex compressa, ha bisogno di un ospite per lo sviluppo delle proprie uova. Dopo aver individuato la sua vittima (Periplaneta americana, una blatta) questa viene punta due volte con precisione chirurgica dalla vespa: la prima puntura va a paralizzare gli arti anteriori, immobilizzando la blatta, mentre la seconda puntura serve per trasformare la vittima in un vero e proprio zombie, annullandone l’istinto di fuga dal predatore.
Gli effetti del veleno della vespa gioiello sono incredibili: essendo la blatta di dimensioni molto maggiori della vespa, l’annullamento della volontà della preda permetterà alla vespa di condurrla viva nel punto scelto per la deposizione delle uova, l’obiettivo finale di questo che ai nostri occhi sembra un gioco perverso.
La vespa depone così un solo uovo sulla blatta e la mura all’interno del luogo da cui la preda non uscirà mai più. Nei periodi successivi l’uovo si schiuderà e la larva si ciberà della blatta ancora viva, portandola lentamente alla morte.
Al momento dell’inizio della metamorfosi, la larva si impupa all’interno dell’ospite, servendosi dell’esoscheletro della blatta come riparo per uscirne nuovamente solo come adulto.
Viene in mente una domanda: come fa la larva di vespa a sopravvivere all’interno della blatta, noto portatore di malattie?
Ampulex compressa produce sostanze antibiotiche molto potenti, in grado di proteggere la larva dagli agenti patogeni.
L’importanza di questo insetto per quanto riguarda la ricerca biomedica è massima, dal momento che saremo forse in grado in futuro di sintetizzare farmaci antibiotici ispirati a quelli prodotti dalla vespa gioiello.

Per approfondimenti: www.anura.it/stories/ampulex-eng/ampulex-ita

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Panda gigante (Ailuropoda melanoleuca) – wikipedia.org

Il panda gigante: fine annunciata di una storia biologica
Il panda gigante (Ailuropoda melanoleuca) è, nell’immaginario collettivo, il simbolo per eccellenza della conservazione animale. Merito di questo (anche se il rapporto causa/conseguenza è tutt’altro che semplice) è soprattutto la scelta del WWF di utilizzarne l’immagine come proprio simbolo già nel 1961, anno di nascita dell’organizzazione. Tra i fattori che stanno portando questo animale all’estinzione, il più celebre è sicuramente quello rappresentato dalla deforestazione delle aree di distribuzione del panda, oltre al bracconaggio per la vendita della sua pelle. Insomma, fattori antropici.
Se è vero che l’espansione industriale della Cina, e più in generale l’attività dell’uomo, è la causa della frammentazione e distruzione dell’habitat del panda gigante, bisogna anche aggiungere qualche dettaglio per amor di completezza.
Il panda ha un’alimentazione altamente specializzata che prevede consumi elevati (una quarantina di kg) di germogli di diverse specie di bambù ogni giorno. La dipendenza del panda da una sola fonte di cibo (per quanto non riguardi una sola specie di bambù ma diverse, in modo da garantire un costante apporto di germogli durante le diverse fioriture di queste piante) è una caratteristica che lo rende estremamente fragile a livello

Areale di distribuzione del panda gigante.  wikipedia.org

Areale di distribuzione del panda gigante. wikipedia.org

evolutivo: ogni volta che un essere vivente si “specializza” su una sola fonte di cibo, la scomparsa di quest’ultima sarà estremamente probabile al variare persino delle sole condizioni. Basta il variare di pochi gradi di temperatura alle volte per cambiare un intero ecosistema. All’opposto, il ratto, insieme ad Homo sapiens, è l’animale plastico per eccellenza: la sua distribuzione in tutto il globo è segno della sua capacità di adattarsi a diversi climi, ambienti e fonti di cibo.
Se si aggiunge anche il fatto che il panda ha una capacità di riprodursi molto scarsa (alta mortalità dei cuccioli, bassa fecondità degli adulti), ecco che il quadro clinico del malato passa da “pessimista” a “ci serve un miracolo”.
Alla luce di tutto questo, siamo sicuri che “sia giusto” salvare il panda?
La domanda, come il titolo del post, è chiaramente una provocazione. Sarebbe importante riflettere sul significato stesso della salvaguardia della biodiversità.
Ringraziando sempre Emanuele Biggi per lo spunto, non avendo mai visto il filmato prima di ieri, lo riporto come fonte di grandissime riflessioni a riguardo.

Hogna ingens, l’ago nel pagliaio
Sull’isoletta vulcanica di Deserta Grande, nell’arcipelago di Madeira, in Portogallo, vive una specie di ragno lupo di nome Hogna ingens. Ad essere precisi, questo ragno vive in una sola valle dell’isola di Deserta Grande, nell’arcipelago di Madeira, in Portogallo. Le isole presentano a livello biogeografico una certa fragilità: in luoghi fisicamente isolati per milioni di anni l’introduzione di una specie “aliena” può avere conseguenze devastanti in periodi relativamente brevi. In Australia, Nuova Zelanda e, più vicino, in Sardegna l’introduzione volontaria ed involontaria da parte dell’uomo di specie non presenti ha portato ad estinzioni rapidissime di specie evolutesi sul filo dell’equilibrio che quei luoghi avevano da sempre mantenuto e preservato gelosamente. Immettendo allora su di una piccola isola vulcanica sperduta nell’Oceano Atlantico una popolazione di capre destinate all’allevamento, mai venute in contatto con le specie presenti sull’isola, ecco che si comincia a creare i primi danni, come quando un sassolino forma una piccola, piccolissima crepa nel parabrezza dell’auto. La capra, così poco “schizzinosa” nel mangiare da poter essere utilizzata tranquillamente per risparmiare sulle spese giardiniere per le aree condominiali, s’è inizialmente cibata delle specie di piante endemiche dell’isola. Per continuare nel suo allevamento, l’uomo ha intelligentemente introdotto un’erba infestante della famiglia delle Poaceae proveniente dal mediterraneo, la Phalaris aquatica. Questa pianta, in quanto infestante, (con gli anni divento sempre più prevedibile, lo so) ha cominciato espandendosi ad occupare l’habitat di Hogna ingens ed impedendo a questa specie di ragno di vivere nascosto sotto i sassi. Ebbene, oggi questa specie è classificata dalla IUCN come prossima all’estinzione. La fragilità intrinseca del ragno, così perfettamente adattato solo a quello specifico, microscopico ambiente, l’avrebbe comunque portato all’estinzione prima o poi. Che sia stata la poca lungimiranza dell’uomo ad accelerarne il percorso è però assurdo.

Per approfondimenti: http://www.anura.it/reportage/hogna-ingens

Considerazioni
Il domino è un gioco di pazienza. Bisogna aspettare di aver sistemato tutte le tessere per dare il fantastico colpettino che farà crollare tutto. Più pazienza avremo messo nel sistemare le tessere, più il percorso sarà lungo e la caduta spettacolare.
Ho parlato dell’horror movie di Ampulex compressa e del suo macabro ciclo riproduttivo per mostrare un esempio di quello che può diventare, strumentalizzandola, scienza-pop. Il racconto, già di per sé interessante, aveva quella “marcia in più” per poter essere “succoso”, proprio come quando guardiamo un film pauroso con le mani sugli occhi lasciando però due dita scostate per permetterci si sbirciare. La vespa gioiello è in grado inoltre di essere interessante non solo nei confronti dei nostri “istinti”, ma anche della parte più razionale di noi, dal momento che il futuro della medicina e della ricerca scientifica può rappresentare un altro buon motivo per la conservazione di questa specie in chiave assolutamente egoistica.

Ho raccontato del panda gigante che, per tutti noi, è un animale tenerissimo, con movenze scoordinate e figura pacioccona. Il povero panda rischia di sparire dalla Terra, ma ogni anno si sperimentano le cose più assurde per cercare di fermare il suo lento declino. Basta solo fare una ricerca su Google per capire lo spazio che qualitativamente (ne parla pure Studio Aperto) e quantitativamente occupa questo simpatico mammifero. Empatizzare con il panda è facile e comprensibile, sarei bugiardo a dire che non li trovo bellissimi e morbidi, ma la parola biodiversità include “diversità” e proprio per questo gli sforzi non dovrebbero essere mai settoriali. A farne le spese, probabilmente, sarà un orrido ragno gigante che vive in un posto sperduto e che “non serve a niente” sotto l’aspetto biomedico, ludico, ricreativo ed estetico. Io però, per non saper leggere né scrivere, con un po’ di lungimiranza farei in modo di tenermi stretto tutto ciò che abbiamo a disposizione, perché un giorno potremmo scoprire che in una ghiandola dell’animale più insignificante viene secreta la sostanza di cui avremmo davvero bisogno: il buonsenso.

Il fine, cioè divulgare un argomento scientifico al più alto numero di persone possibile, giustifica il mezzo?
Qual è il limite tra una scienza pop, svalutata ma alla portata di tutti, ed una da accademia, chiusa e disponibile solo a pochi?
Non ho questa risposta, ma apprezzo molto quelli che cercano di trovare quell’equilibrio.

Chiuso il cerchio

Grazie ad Emanuele Biggi per le foto, gli spunti e per la simpatia.

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16 pensieri su “Il panda deve estinguersi

  1. LoL che roba, quindi scusa; essendo che nel terzo Mondo la gente muore con molta facilità è giusto che accada. Cioé non il semplice “succeda quel che succeda” ma proprio: ” auguriamoci che il panda si estingua almeno salviamo il bambù” … Madonna Santa …

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